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Tutto il percorso dell'attivita' artistica di Raffaele Romano, dopo le esperienze
giovanili che si ispiravano a temi mitologici, e' caratterizzato da una ricerca di effetti delle profondita' spaziali, per meglio dire, della luminosita' dello spazio
nel comparirvi di elementi stellari; infatti il soggetto da lui scelto come titolo
della sua produzione e' quello di architettura celeste.
Nell'universo brillano appunto stelle dalla luminosita' vibrante, variate nei
colori ma non trasparenti, cioe' costituite da una sostanza d'intenso spessore;l'artista le concepisce come strutture concrete, e in quanto tali le definisce appunto architetture. Architetture di ampio e variato respiro, rese con tavolozze dove predomina il giallo, di per se' specialmente luminoso, e che invadono con limpida durezza i fondali del cielo: fondali azzurri, ma anche gialli e rossi; anzi il rosso appare spesso come una sorta di accendersi del sottofondo, il cui caldo effetto si alterna con il gelido brillio dei timbri azzurri.
Il senso della distesa del cielo e' reso evidente dal costante pullulare di effetti
stellari, che vibrano a spruzzo ma piu' fraquente si collegano l'un l'altro come
misteriose catene meccaniche. Le catene corrono per il cielo quasi volendone costruire una sostanza concreta; ed e' questo uno dei temi dominanti nella definizione di architetture: la sequenza dei dipinti - per la gran parte acrilici - si collega e snoda appunto come si trattasse di formule architettoniche, nel momento in cui si sgranulano nell'aria. Un'architettura intesa non tanto come struttura tridimensionale quanto come immagine.
Rossana Bossaglia
Milano, 27 febbraio 2007
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